Di Vittorio Venditti
Ad Una Settimana Dalla Farsa
Se il martedì per questa testata è generalmente dedicato alla vergogna tout court, oggi verrà ripreso quanto accennato otto giorni or sono per chiudere un discorso basato sul becero e sterile revanscismo, costruito per colpire politicamente, senza guardare alle conseguenze di tal insano gesto e soprattutto al ‘nascosto’, spesso base sulla quale si fondano determinate tragiche conclusioni.
La superficialità della politica guarda ai femminicidi per poter far bella figura in ogni fiaccolata che si rispetti o meno e trarne futuri vantaggi non necessariamente ed esclusivamente elettorali. Questa moltitudine di squallidi maiali e scrofe però, oltre a derubare chi fatica, tra l’altro dimentica ciò che viene imposto alle donne che chiedono solo di poter lavorare per vivere dignitosamente. Così, proprio durante la settimana nella quale anche il presente telematico ha dato ampio spazio a chi ha voluto parlare e sparlare di violenza giustappunto sulle donne, capita d’assistere a qualcosa di letteralmente rivoltante che ora viene raccontata per sommi capi.
E’ successo di dover ricevere una spedizione consegnata da una donna. Nulla di trascendentale se non fosse per il fatto che l’involucro dal peso di più di cinquanta chili e sufficientemente voluminoso è stato portato in una casa situata in un vicolo di un centro storico, forse bello da vedere, ma pieno di gradini che sono un ulteriore ostacolo a chi, (manovrando un carrello trasportatore che tra salite e discese aveva scaricata la merce da un furgone lasciato a debita distanza, in quanto il mezzo non entra nelle piccole stradine d’antica concezione), ha dovuto chiedere aiuto a più d’un passante perché diversamente lei non avrebbe potuto concludere la consegna. La conseguente riflessione è sorta spontanea anche in virtù del fatto che nel breve parlare con gli astanti, la lavoratrice in questione, rassegnata al proprio destino, ha nemmeno tanto velatamente fatto comunque comprendere che si stava consumando una violenza, non voluta da chi stava ricevendo ciò che aveva ordinato, ma imposta dalla cosiddetta ‘Legge di Mercato’ che al rifiuto (più che legittimo) di compiere un tale sforzo da parte di chi comunque alla fine ha risolto il problema, la donna in questione si sarebbe vista licenziare perché “per questo lavoro c’è la fila” e lei deve comunque vivere dignitosamente, nonostante l’incombenza della ‘civiltà’ che a fine duemilaventicinque impone ad una rappresentante del cosiddetto ‘gentil sesso’ di compiere sforzi da scaricatore di porto, senza che chi gestisce tali traffici tenga conto del fatto che il pacco in questione pesava quasi più di chi lo stava consegnando.
Basterà Una Fiaccolata Per Ricordare Anche Queste Forme Di Violenza Programmata?