Di Mario Ricca
Non ho visto il festival e volutamente ho evitato di leggere una sola riga sull’argomento. Ma il titolo di quest’articolo che mi ha fatto vomitare anche lo stomaco ha attirata la mia curiosità. Come disse Benvenuti dopo la sconfitta con Monzón nel 1970: “è stato più forte di me”. Non ho resistito e ho cliccato.
Questi sono proprio fuori dalla realtà. Non oso immaginare cosa avrebbero scatenato se Gianni Bella, quarantacinque anni fa, avesse portato sul palco Questo amore non si tocca con la strofa “uno che te le suona se gli dirai di no”. Avrebbero chiesto l’arresto del cantante, il ritiro del brano, la chiusura di Sanremo, processi per istigazione alla violenza di genere, petizioni su Change.org, fiaccolate, hashtag #SanremoMafioso, interventi del ministro per le Pari Opportunità, analisi psicologiche sul palco e probabilmente una commissione parlamentare d’inchiesta. Tutto perché una canzone osava dire che l’amore non è solo cuoricini e arcobaleni.
Tali paladini dei diritti che non muovono un dito contro l’Islam perché altrimenti il dito glielo mozzano assieme alla testa, ora piangono perché una canzone parla di ‘per sempre sì’. Ipocriti da manuale.
La cosa che dovrebbe far riflettere è la trasformazione in star del padre di una povera ragazza ammazzata da un mostro criminale che con il patriarcato non ha nulla a che vedere. Lo usano come trofeo per la propaganda woke più stucchevole e disgustosa. Dovrebbero vergognarsi, sia chi ha permessa questa porcheria sul palco, sia soprattutto chi si presta ad essere strumentalizzato. Chissà a quale scopo. A questo punto non mi meraviglierei se volesse capitalizzare la morte della figlia. Ilaria Cucchi docet.
NDR: chi agisce in tal senso fa bene perché se uno Stato sbandiera uguaglianza dei diritti per tutti e poi costringe a spendere un capitale per poter combattere ed ottenere i propri, è giusto che quel capitale venga ricostituito e magari aumentato, in quanto potrebbe sempre tornar utile per difendere quei diritti sbandierati dallo stato, ma solo per chi è un po’ più uguale del resto degli appartenenti a quell’insieme adeguatamente disprezzato: chiedendo scusa se lo sfogo è breve.
Perciò torniamo alla realtà, come cantava Pierangelo Bertoli in ‘A muso duro’: “e le masturbazioni cerebrali le lascio a chi è maturo al punto giusto, le mie canzoni voglio raccontarle a chi sa masturbarsi per il gusto”. Questo moralistame d’accatto o torna coi piedi per terra oppure, se è davvero maturo al punto giusto, tiri fuori gli attributi e vada a fare la sua propagandetta dove i diritti vengono veramente soffocati, invece di piangere per una canzone neomelodica.
Patetici.