Di Mario Ricca
Questi idealisti da operetta mi provocano una noia mortale. Sempre pronti a ergere eroi da un gesto di sfida verbale, come se bastasse una frase a testa alta per cambiare il mondo. Sánchez sfida Trump, s’erge a uomo verticale e i sognatori applaudono estasiati, convinti che il coraggio morale sposti montagne. Poveri illusi, con i loro nobili idealetti che durano lo spazio di un caffè. Il resto del tempo? Prosaici come Scholz, che ingoia rospi per salvare gli affari del suo popolo.
La storia deciderà chi aveva ragione: l’eroe spagnolo o il realista teutonico. Dal mio cantuccio scommetto sul secondo perché gli ideali sono belli nei libri, ma nella vita contano i bilanci, le alleanze che pagano e gli interessi che non evaporano al primo schiaffo.
Come dice Woody Allen, i buoni dormono meglio, ma i cattivi da svegli si divertono di più. Io, parafrasando indegnamente Indro Montanelli, nella mia vita ho visti farabutti che non erano moralisti, ma raramente moralisti che non fossero farabutti. Per questo non vorrei essere Sánchez neanche per un secondo: i suoi sogni d’oro li lascio ai gonzi che non pagano il conto e quando sborsano, non utilizzano risorse proprie.