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Consumo Vino, Onav, Testi Sacri, Psicologia E Medicina Concordi: Parola Chiave Moderazione

Di Carolina Iorio

Equilibrio e moderazione. Sono queste le parole chiave nel consumo del vino. La convivialità legata alla degustazione migliora la vita e la salute dell’uomo qualora il consumo della bevanda sia responsabile e consapevole. I concetti emersi durante il convegno ‘Il Vino nelle Sacre Scritture’ organizzato dalla sezione di Campobasso dell’Onav (Organizzazione nazionale degli assaggiatori di vino) sono chiari.

La platea

In apertura la delegata di sezione Carla Iorio ha ricordato  con  commozione Alessio Di Majo Norante, figura di spicco e simbolo della rinascita della viticultura molisana. “Uomo lungimirante al quale va dato il merito d’aver sdoganata la produzione enoica della regione”. Subito dopo, Iorio ha ribadito l’aspetto relazionale del vino: “E’ un forte promotore di socialità, facilitando l’empatia e la convivialità aiuta a stabilire un rapporto con chi ci sta accanto e con il territorio”.

Da sinistra don Michele Tartaglia, Nicola Malorni, Antimo Aiello e Carla Iorio

Il biblista don Michele Tartaglia ha invece tracciato un excursus sul ruolo simbolico del vino nei testi sacri. “Io sono la vite, voi i tralci, disse Gesù nei Vangeli. “Nel cristianesimo – ha spiegato Tartaglia – il vino non è proibito come in altre religioni, è presente come simbolo di festa, di gioia, di prosperità, segno della presenza di Gesù in mezzo agli uomini, ma contemporaneamente diventa simbolo del male in caso d’abuso. Il vino è beffardo, si legge nella Bibbia, chiunque si perde dietro al vino non è saggio. L’ubriacatura è simbolo di corruzione morale, l’alcol fa perdere la capacità di giudizio, per questo – ha aggiunto Tartaglia – il Nuovo Testamento mette in guardia gli uomini: dovete essere sobri e moderati. Il cristianesimo, dunque, è improntato sul concetto di misura intesa come limitazione, equilibrio e sobrietà”.

Lo psicologo junghiano Nicola Malorni ha esplorato il rapporto con l’alcol dell’essere umano che oscilla tra perdita e ricerca dell’anima. “La psicologia analitica inaugurata da Jung considera l’alcolismo e le dipendenze in genere come un tentativo di colmare un vuoto di senso e di totalità interiore. L’alcolismo – ha precisato Malorni – può essere sintetizzato come un conflitto: spiritus contra spiritum. La dipendenza segnala una frattura tra l’io e il sé. Dalla tensione generata da questi opposti psichici può derivare la dipendenza dall’alcol come perdita d’anima e connessione con il sé. L’alcol è un ansiolitico perché spegne le angosce, è un antidepressivo perché riempie il vuoto, è un disinibente perché libera impulsi bloccati, anestetizza le parti rimosse, non accettate dalla propria personalità. Dopo l’effetto eccitante però – ha precisato Malorni – l’organismo reagisce spegnendo tutto e s’arriva alla perdita di coscienza, la perdita dell’anima. Il trattamento terapeutico delle dipendenze non prevede l’utilizzo di farmaci, ma punta su attività che favoriscono creatività, benessere, progettualità, riconnessione con gli altri, con la comunità e con la propria vita. Ci vuole equilibrio”.

Anche Malorni ha ribadito il concetto di moderazione così come il diabetologo Antimo Aiello che ha posta una semplice domanda. “Il vino fa bene? Dipende dalla quantità. Il consumo limitato può avere effetti benefici sulla salute”.

Aiello s’è soffermato sulla composizione del vino che è costituito principalmente da acqua. C’è alcol, ci sono zuccheri e molte altre sostanze come polifenoli, acidi, sali minerali, gas. “Polifenoli e antociani migliorano la salute dei vasi sanguigni – ha spiegato –, favoriscono l’elasticità delle arterie e il benessere del cuore, ma ovviamente in un bicchiere di vino queste sostanze sono presenti in misura ridotta. Il vino dà energia, ma pochi nutrienti. Le calorie vanno in deposito e contribuiscono all’aumento di peso”.

Aiello ha anche precisato però che recenti studi hanno dimostrata la riduzione di malattie cardiovascolari nelle popolazioni che seguono la dieta mediterranea e consumano vino con moderazione.

Da sinistra Cimino, Tartaglia, Malorni, Aiello, Iorio

Non poteva mancare la musica che ha un forte legame con il vino. Nuove ricerche hanno provato come la musica interagisca con il vino, non solo modificando la percezione sensoriale di un vino a seconda del genere musicale che viene eseguito, ma intervenendo sulle sue evoluzioni durante la fase dell’affinamento.

Le onde sonore mettono in movimento le molecole del vino accelerando il processo di scambio d’ossigeno tra contenuto e contenitore. La musica gregoriana sembra essere quella che produce effetti migliori.

Anche in vigna la musica produce effetti benefici sullo sviluppo della vite, come sostiene chi, come azienda, nei vigneti diffonde tutto l’anno la musica di Mozart.

Le violiniste Beatrice Pizzuto e Francesca Cimino

L’intrattenimento è stato affidato alle violiniste Francesca Cimino e Beatrice Pizzuto del conservatorio Perosi presieduto da Rita D’Addona.

Le conclusioni sono state affidate alla delegata Onav Carla  Iorio che ha sottolineato come la degustazione di un vino non sia solo tecnica, ma un’esperienza che tocca le emozioni profonde, permettendo di condividere non solo un gusto, ma un pezzo di storia e di cuore. “Questa capacità d’unire deve sempre essere accompagnata dalla consapevolezza che un consumo moderato può arricchire la conoscenza. Il vino è cultura, storia, comprensione delle origini dell’uomo e del territorio. L’eccesso può avere effetti negativi sulla salute e sulla qualità delle interazioni stesse.

Quindi il motto è bere poco, ma bene e per bere bene bisogna conoscere”.