Di Mario Ricca
Di tutto mi si può accusare tranne che di simpatizzare per Ilaria Salis. Il punto è un altro. Riesce difficile credere alla purezza istituzionale di chi oggi si straccia le vesti presentando interrogazioni. Se l’iniziativa fosse partita da un parlamentare di un paese terzo, estraneo alla rissa, avrebbe avuto un minimo di credibilità. Qui si percepisce solo l’odore stantio della faida tra fazioni.
Curioso poi il dettaglio che l’immunità non sia passata solo con voti di una parte politica. Anche esponenti del centrodestra italiano hanno contribuito alla sua approvazione, segno che quando serve, la coerenza viene trattata per quella che è: un optional premio di consolazione, sguattera sottopagata dei fessi bancomat dei dritti.
Resta un fatto che molti fingono di non vedere. Salis è stata candidata ed eletta legittimamente. Chi l’ha votata sapeva perfettamente chi stava mandando a Bruxelles. Disgusto personale irrilevante. Le istituzioni europee non sono state occupate abusivamente, a differenza delle case che in Italia le sono state contestate negli anni. Qui non c’è alcuna forzatura. Solo il meccanismo democratico che funziona, piaccia o meno.
Il resto è teatro. Indignazione selettiva, credibilità a geometria variabile, istituzioni usate come randello. Non serve aggiungere altro.
Il quadro si completa da solo.