Di Mario Ricca
Umile Proposta
Il teatrino è concluso come finisce sempre quando la propaganda deve pagare il conto. A parole accoglienza senza limiti, solidarietà universale, redistribuzione come se fosse aria, alla prova dei fatti, quando si tratta di aprire casa propria e soprattutto il portafoglio, il deserto. Tre adesioni: non una folla oceanica, non una gara di generosità, ma un silenzio imbarazzante che vale più di mille convegni.
La verità è semplice e cruda. Le idee collettiviste funzionano solo quando il costo lo scarichi su qualcun altro. Finché paga il contribuente, tutti filantropi. Quando tocca esporsi in prima persona, improvvisamente diventano prudenti, cauti, pieni di distinguo. La solidarietà smette d’essere un valore e torna a venir considerata una spesa.
Propongo una banalità operativa che evidentemente terrorizza i professionisti dell’accoglienza: per ogni ingresso, un garante reale. Nome, cognome, responsabilità. Chi insegni lingua e regole, risponda di eventuali danni, si faccia carico dei costi se le cose vanno male. Troppo concreto, rischioso, poco scaricabile sulla collettività.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Salotti televisivi pieni di buone intenzioni, vite private blindate da ogni conseguenza. Generosità a costo zero, virtù in outsourcing. Troppo antiestetica la mia umile proposta.
Fa molto più figo vendere morale a credito con i soldi degli altri.