Di Tamara Santoro
Giovedì 7 maggio, alle ore 18:30, presso le sale del Circolo Sannitico di Campobasso, si terrà l’incontro con il fotografo Fausto Podavini che dialogherà con Luigi Grassi.
L’evento è inserito all’interno della seconda edizione del progetto ‘Oltre la Fotografia’ che l’associazione Il Cavaliere di San Biase aps con Molise Foto Incontri Fotografici ha attivato in collaborazione con il Comune di Campobasso e Paideia.
“Questa seconda edizione di ‘Oltre la Fotografia’ ha rappresentata per noi una conferma importante: non solo in termini di partecipazione numerica, ma soprattutto per l’attenzione e il coinvolgimento del pubblico – dichiara la presidente Antonella Struzzolino -. Il rapporto con la comunità s’è rafforzato proprio attraverso questo spazio di dialogo e d’approfondimento che s’è creato nell’ambito degli incontri organizzati. Gli appuntamenti hanno certamente offerto un viaggio nella bellezza, grazie alla presenza di grandi professionisti della fotografia, ma allo stesso tempo hanno permesso di affrontare temi sociali rilevanti, che rappresentano da sempre una componente importante della nostra associazione. È proprio in quest’equilibrio tra ricerca estetica e riflessione sul presente che la rassegna ha trovata anche questa volta la sua identità”.
Il reportage, per Fausto Podavini, rappresenta la massima espressione del linguaggio fotografico, uno strumento d’indagine capace di documentare le grandi mutazioni del nostro tempo. Il suo percorso artistico e professionale è segnato da lavori di profondo respiro civile, come il pluriennale progetto ‘Omo Change’ in Etiopia, un’analisi lucida e rigorosa del progressivo stravolgimento degli ecosistemi naturali e dei tessuti sociali locali.
Tuttavia, è nel contesto nazionale che Podavini ha dato vita alla sua opera più intensa e personale: ‘Mirella’. Il progetto — che gli è valso il prestigioso World Press Photo 2013 nella categoria Daily Life — non è solo la documentazione di una patologia, ma un intreccio profondo di speranza e rassegnazione, vita e morte. Al centro del racconto emerge la figura straordinaria di Mirella e la sua quotidiana dedizione nel prestare assistenza, per oltre sei anni, al marito affetto da Alzheimer.
Podavini sceglie una narrazione delicata, ma potente che rifugge la spettacolarizzazione per concentrarsi sui dettagli che diventano simboli di un legame indissolubile. Attraverso lo sguardo di Podavini, l’obiettivo fotografico si fa testimone di un amore che resiste alla malattia, trasformando una storia privata in una riflessione universale sulla dignità e sulla cura.
Podavini ha seguita la coppia per oltre quattro anni, entrando con estrema delicatezza nella loro casa. Invece di concentrarsi solo sul malato, l’obiettivo si sposta sul caregiver. Le immagini (rigorosamente in bianco e nero) catturano il peso emotivo, la stanchezza, ma anche la dedizione assoluta di Mirella in una routine fatta di piccoli gesti: vestire il coniuge, dargli da mangiare, osservarlo mentre la sua mente svanisce. Nonostante la tragicità della demenza, emerge un legame che resiste alla perdita dei ricordi e dell’identità.
La forza di “Mirella” risiede nella sua capacità di trasformare un dramma privato in un’esperienza universale, rendendo visibile l’invisibile lavoro di milioni di persone che assistono i propri cari.
BIOGRAFIA. – Nato e attivo a Roma, Fausto Podavini s’è formato tra museo e accademia (Master in Reportage alla John Kaverdash di Milano). Dopo gli inizi in studio, si dedica interamente al reportage a medio-lungo termine, spesso in collaborazione con ONG, approfondendo relazioni, fragilità e trasformazioni sociali tra Italia, Africa e Sud America. Il lavoro MiRelLA (sull’Alzheimer) gli vale il 1° premio World Press Photo 2013 – Daily Life, Stories; nel 2018 ottiene un secondo World Press Photo con Omo Change. Pubblicato su importanti testate, espone regolarmente in Italia e all’estero.