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21 Maggio – Giornata Di Solidarietà Con I Prigionieri Politici In Belarus

Di Yuliya Yukhno

Ambasciata Popolare Della Belarus In Italia

Il 21 maggio, nella Giornata internazionale di solidarietà con i prigionieri politici in Belarus, ricordiamo tutte le persone incarcerate dal regime di Aliaksandr Lukashenko per le loro opinioni, il loro impegno civile, la difesa dei diritti umani o anche semplici gesti di solidarietà umana.

Secondo i dati del Centro per i diritti umani Viasna, alla fine d’aprile nelle carceri bielorusse si trovavano almeno 835 prigionieri politici, tra cui 115 donne. Anche questi numeri non riflettono pienamente la portata reale della repressione: migliaia di persone sono state arrestate, interrogate, licenziate o costrette all’esilio dal 2020 a oggi.

La repressione continua ogni giorno. In Belarus si può essere arrestati per un commento sui social network, una donazione, una fotografia, un simbolo storico, un aiuto dato a una famiglia di detenuti o perfino per aver espressa compassione verso i prigionieri politici. Anche i gesti di solidarietà vengono criminalizzati.

Oggi il regime non perseguita soltanto attivisti, giornalisti, volontari e oppositori politici. Sempre più spesso vengono colpiti anche i loro familiari: parenti sottoposti a interrogatori, perquisizioni, minacce, licenziamenti, controlli continui e pressioni psicologiche. In molti casi le autorità usano i familiari come strumento d’intimidazione e vendetta contro chi continua il proprio impegno civile dall’interno del Paese o dall’esilio.

Le organizzazioni internazionali per i diritti umani documentano sistematicamente torture, isolamento, privazione di cure mediche, pressioni psicologiche e condizioni di detenzione disumane nei confronti dei detenuti politici. Molti prigionieri vengono tenuti in isolamento per mesi, senza contatti con avvocati o familiari. Alcuni sono morti in carcere.

Numerose organizzazioni internazionali e giuristi hanno già definito quanto avviene in Belarus come possibile crimine contro l’umanità. Il regime di Lukashenko continua a usare la paura, la tortura e la repressione sistematica come strumenti di governo.

In questa giornata vogliamo ricordare che le vite dei prigionieri politici contano. Dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una storia spezzata.

Anche se oggi molte voci in Belarus sono costrette al silenzio, la lotta per la libertà e la dignità umana continua e non può essere dimenticata solo perché le urla arrivano a bassa voce dalle celle delle prigioni.

Chiediamo:
● la liberazione immediata e incondizionata di tutti i prigionieri politici in Belarus;
● la fine delle torture e delle persecuzioni;
● la cessazione delle pressioni contro le famiglie degli attivisti e dei detenuti politici;
● un’attenzione costante della comunità internazionale ai crimini del regime bielorusso;
● solidarietà concreta con le vittime della repressione e le loro famiglie.

La solidarietà non è un crimine.
Il silenzio, invece, rende possibili nuove repressioni.