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Chi Non E’ Capace Di Competere Predica

Di Mario Ricca
(Audio), Dai Dischi Di Vittorio Venditti
(Foto), Prese Da Internet

Ho provato un profondo disgusto nel leggere questo scritto di Marcello Veneziani, ci ho vista quasi un’ingenuità fanciullesca, priva di nichilismo, poetica e molto colta. L’autore sembra uscito dal Paese delle Meraviglie e dal Libro Cuore di De Amicis. Mancava solo ‘mettete fiori nei vostri cannoni’ per trasformare l’articolo in una favoletta edificante. Peccato che nel mondo reale regni la legge del più forte, Veneziani pontifica sui rapporti di forza come se fosse una perversione da condannare, quasi le tornate elettorali – comunali, regionali, politiche – non servissero proprio a quello: regolare spartizioni di torte, poltrone e prebende, roba da ingenui candidi e stolti. Le elezioni sono il teatrino dove i forti misurano chi morde di più e chi si fa sbranare.

Donald Trump

Trump e Xi fanno esattamente ciò che ogni potenza ha sempre fatto: massimizzare il proprio vantaggio. Uno è rozzo e furioso, l’altro calcolatore e paziente; entrambi sanno che la storia non la scrivono i buoni sentimenti, ma gli arsenali, i mercati e la volontà di schiacciare l’altro. Chi non ha la capacità, i mezzi, la forza e soprattutto la volontà d’essere prepotente ha solo da ringraziare sé stesso se finisce sotto. Non è colpa dei leoni se le gazzelle corrono lente.

Xi Jinping

L’Italia e l’Europa che “non devono competere” e “fare da soli” senza schierarsi? Delirio. Chi conta non deve sentirsi in colpa per la propria superiorità e per espiare aiutare i deboli. Funziona in tal modo nella politica internazionale così come in quella nazionale, chi è debole soccombe. Basterebbe riascoltare Alla fiera dell’est di Angelo Branduardi (1976) eccellente manifesto affisso sul muro della realtà da cinquant’anni: catena inarrestabile di predazione, dove il gatto mangia il topo, il cane morde il gatto, il bastone picchia il cane, il fuoco brucia il bastone, fino al macellaio che uccide il toro, (sempre che non si voglia considerare anche l’angelo della morte come fine ciclo e volendo il Signore su tutto il genere rappresentato: NDR). Nessuna morale consolatoria, solo il ciclo brutale e eterno del più forte che divora, ecco come procede davvero il mondo, non nelle prediche da salotto volgari poesie per perdenti.

Chi non è capace di competere predica l’etica, la moralità, i valori universali, chissà per quale motivo queste belle parole vengono sempre tirate in ballo da chi soccombe. Invece di crearsi individualmente le condizioni per non farsi sbranare, si rifugiano dietro nobili astrattezze collettiviste dal plafond concreto molto limitato. L’etica è il marchio registrato degli ultimi, il balsamo con cui gli sconfitti si ungono l’orgoglio mentre il vincitore si prende tutto.

Funge alla perfezione: i deboli continuano a predicare, i forti continuano a comandare.

Così è, così sarà. Disgustoso? Solo per chi ancora finge di credere alle favole.