Di Vittorio Venditti
(Audio), Presi Dai Dischi E Dall’Archivio Storico Di Vittorio Venditti
(Foto), Prese Da Internet
A Proposito Di Serie Fesserie
Tornando a Canta Che ‘forse’ Ti Passa, va ripresa una notizia di fine duemilaventicinque: mentre gli italioti s’ingozzavano durante il momento buonista, la politica nazionale faceva un gran passo per la solenne autenticazione della storia patria. Con il giusto e dovuto decretino del marzo precedente, chi può, ‘limava’ lo sconcio nel testo dell’Inno di Mameli, quel ‘Sì!’ aggiunto da Michele Novaro che pare dichiarò anche “Mameli mi perdonerà per questo”, cosa che non si sa poi se effettivamente sia stata chiarita tra i coautori di tal prezioso spartito.
Tratto da Rai News 24.
“Inno di Mameli, decreto presidenziale impone che non ci sia più il “Sì” dopo “L’Italia Chiamò”
Un decreto presidenziale impone alle forze armate di eliminare l’esclamazione che chiude il Canto degli Italiani
Il documento dello Stato Maggiore, datato 2 dicembre, non lascia spazio a interpretazioni: durante eventi istituzionali e manifestazioni militari dove viene cantato l’Inno di Mameli, dovrà essere omesso l’ultimo grido, ovvero il “Sì”, dopo “l’Italia chiamò”.
L’ordine è transitato attraverso tutti i comandi, dalla Finanza all’Esercito, con l’indicazione di assicurarne “la scrupolosa osservanza” fino al più piccolo presidio territoriale. …”.
Attenzione perché l’otto settembre del millenovecentoquarantatré, mentre dallo studio ‘R8’ dell’EIAR fu irradiato il famoso Proclama, alle armate (per così dire) italiane “Di Terra, Di Mare E Dell’Aria”, da quel momento lasciate allo sbando, fu comunque ribadito perentoriamente: “Si raccomanda alla truppa l’ordine formale dell’uniforme per cui il berretto va calzato in testa e la camicia va tenuta rigorosamente abbottonata”, tutto in un periodo di giornate calde non soltanto dal punto di vista meteorologico.
Va Letta Anche In Tal Senso L’Equina Reazione Dei Giorni Scorsi?