Di Mario Ricca
La Commissione europea ha appena riscoperto un principio rivoluzionario: quando spendi miliardi di soldi pubblici, forse non dovresti comportarti come un adolescente che cancella la cronologia del telefono.
Per anni il cittadino europeo è stato trattato come quel parente fastidioso che osa chiedere quanto sia costato il matrimonio. “Fidati – gli veniva risposto -, È tutto sotto controllo”. Peccato che quando qualcuno ha domandato di vedere i contratti per l’acquisto dei vaccini Covid, si sia trovato davanti un capolavoro d’archeologia burocratica: pagine annerite, nomi nascosti, clausole schermate, trasparenza ridotta a una specie di eclipse totale amministrativa. Adesso arriva la mazzata giuridica: L’avvocato generale Athanasios Rantos ha sostanzialmente ricordato a Palazzo Berlaymont che la trasparenza non è un hobby domenicale da praticare quando conviene, ma dovrebbe essere una regola basilare, soprattutto quando si gestiscono emergenze, miliardi e decisioni che coinvolgono centinaia di milioni di persone. Nel mirino finiscono proprio le clausole sugli indennizzi e l’occultamento dell’identità di alcuni negoziatori: (Eunews).
La parte più comica è che per anni chiunque chiedesse maggiore chiarezza veniva spesso guardato come uno che aveva bussato alla porta di una banca chiedendo di vedere i bilanci. Un gesto apparentemente scandaloso. Come osi voler sapere? Come osi pretendere documenti? Come osi confondere la fiducia con il controllo?
Lo Stato moderno e le sue gigantesche appendici sovranazionali hanno sviluppata una concezione molto particolare della trasparenza. La immaginano come quei ristoranti che espongono la cucina a vista, ma solo dopo aver spente le luci. “Guardate pure”, dicono; peccato che non si veda assolutamente nulla.
La questione non riguarda soltanto i vaccini, ma un principio molto più ampio ed inquietante: ogni apparato pubblico pretende fiducia preventiva, obbedienza immediata e consenso morale. Quando però arriva il momento di mostrare le carte, improvvisamente scopre la passione per gli omissis, la riservatezza commerciale, gli equilibri istituzionali e tutte quelle formule magiche che tradotte dal burocratese significano semplicemente: “Fateci domande, ma non quelle”.
Il risultato è devastante per la credibilità delle istituzioni perché una democrazia non perde autorevolezza quando viene controllata, ma allorché passa anni a spiegare che il controllo è superfluo e poi viene smentita dai tribunali.
La vera ironia è che chi governa continua a chiedere fiducia come un giocatore d’azzardo che ha appena perso il patrimonio familiare al casinò e pretende un altro prestito per dimostrare che questa volta ha una strategia. Magari funziona, magari no, ma se continui a nascondere le carte, non sorprenderti se qualcuno sospetta che il tavolo sia truccato.
Quando poi perfino le istituzioni europee iniziano a bacchettare altre istituzioni europee per insufficiente trasparenza, il problema non è più chi fa le domande, ma è chi per anni ha fatto di tutto per evitarle.