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Il Turismo Coatto Dell’Affetto

Di Mario Ricca

Cazz vu

Ci sono ambienti nei quali la natura umana smette di fingere: matrimoni, comunioni e battesimi appartengono a questa categoria. Non sono celebrazioni, ma safari antropologici nei quali l’ipocrisia corre libera nella savana e si lascia fotografare senza nemmeno accorgersene.

L’invito arriva elegante, spesso accompagnato da sorrisi e formule di circostanza. In realtà assomiglia a una lama conficcata da uno studente nel costato di un docente che mentre sanguina continua a dispensare perdono che consiste nella partecipazione; il costato invece diventa immediatamente un caso di studio grammaticale, complemento di regalo, viaggio, pernottamento, abbigliamento, dissanguamento.

Il passaggio più affascinante riguarda però il regalo. Esiste infatti una convinzione sociale tanto diffusa quanto misteriosa. Se qualcuno decide autonomamente di organizzare una manifestazione di sfarzo degna dell’incoronazione di un sovrano, chi riceve l’invito dovrebbe contribuire a ripianarne i costi. Non ho mai capito dove sia scritto: se compro una villa con piscina non vado a bussare ai vicini sperando che finanzino il mutuo; se scelgo uno yacht non distribuisco buste per il carburante. Eppure nei matrimoni questa magia contabile diventa improvvisamente ragionevole.

Poi il costato ritorna come una peperonata mangiata a mezzanotte: vestiti, scarpe, camicia, eventuale cravatta, tutto acquistato non per apparire belli, ma per non essere processati in contumacia dalla commissione permanente del giudizio sociale. Molte scelte non vengono effettuate per piacere personale, ma per ridurre il volume delle maldicenze.

Arriva infine il banchetto: tavolate interminabili, persone che non si sopportano costrette a condividere sorrisi, brindisi e fotografie. La cordialità scorre abbondante come il vino. La sincerità invece viene servita in porzioni omeopatiche. Del resto, trascorrere ore accanto a qualcuno che si detesta, rappresenta un investimento, fornisce materiale prezioso per settimane di pettegolezzo successivo.

Io ho dato abbastanza: Per meschino opportunismo ho partecipato a cerimonie nelle quali sono stato caricato su un pullman come un pellegrino diretto verso un santuario dell’apparenza, portato fuori regione, trattenuto per un’intera giornata. In uno di questi eventi sono perfino riuscito a riprendere a fumare dopo oltre due anni. Un risultato statistico che avrebbe meritata una pubblicazione scientifica.

Da allora ho smesso: nessun matrimonio, comunione, battesimo. Almeno non devo più condividere la mia bassezza con quella altrui. Posso limitarmi a osservare quest’ultima da lontano mentre sfila elegantemente impacchettata dentro rituali, convenzioni e sorrisi prefabbricati. Per molti è socialità.

Per me resta soprattutto una straordinaria miniera di ironia a costo zero.