Di Mario Ricca
L’articolo di Sky TG24 racconta con sobria cronaca come Anastasiia Berezovska, sospettata dell’attentato dinamitardo a Monaco, sia finita crivellata a Kiev. Due arresti, un ufficiale del GUR e un ex sbirro. Risultato ottenuto. Nessuna poesia, solo fatti secchi.
A Campobasso invece gli africani scatenano risse in centro, spaccio, aggressioni, paura tra i residenti. La gente trema, ognuno blatera il suo mantra politico, ma i coltelli continuano a volare. Cosa fa l’ordinario? Convoca il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Chiacchiere, verbali, strette di mano. Fumo negli occhi per calmare la plebe.
La sindrome di Santa Chiara impera: dopo il furto al monastero, misero le porte di ferro. Troppo tardi, come sempre in questo Paese di comitati e protocolli.
La poesia dell’ordinario è patetica: legalità apparente, tempi biblici, scartoffie, dibattiti inutili. La prosa dello straordinario è nuda, brutale, definitiva. Dove conta il risultato, s’agisce in fretta, senza rumore, senza ipocrisie. Gli ostacoli svaniscono quasi per incanto e il problema sparisce sul serio.
L’ordinario farebbe bene a prendere appunti dallo straordinario, silenziosamente, efficacemente, senza tante parole.