Di Noemi Nardi
A Collalto Sabino, il dialogo tra Luciano Violante e i cadetti della Fondazione OLITEC ha presa forma attorno a una questione che riguarda da vicino chi sta scegliendo la propria strada: quale contributo potranno dare al futuro dell’Italia le competenze che stanno costruendo oggi? Ieri il Presidente emerito della Camera dei deputati ha incontrati i giovani impegnati nelle diverse sedi della Fondazione Olivetti Tecnologia e Ricerca, dedicando loro una testimonianza che ha attraversati il lavoro, la vita personale e la responsabilità pubblica.
Al centro del confronto, il percorso d’addestramento BRIA che comprende bioinformatica, realtà immersiva e intelligenza artificiale. Violante ha spiegato ai cadetti come la loro futura figura professionale possa contribuire a colmare un divario importante per lo sviluppo del Paese. Per chi affronta questo cammino, il richiamo ha data una collocazione precisa allo studio quotidiano: le conoscenze acquisite possono diventare capacità di cui l’Italia ha bisogno. Il valore dell’apprendimento si misura anche nella possibilità di rispondere a quella domanda. È una prospettiva che lega la preparazione individuale a un orizzonte nazionale e riconosce nei giovani interlocutori un potenziale da coltivare, attraverso l’impegno richiesto dalle discipline che hanno scelte.
A questa riflessione Violante ha affiancato il racconto della propria vita. S’è presentato attraverso le speranze del giovane che era stato, l’esperienza di magistrato, la dimensione di marito e padre, le responsabilità assunte alla presidenza della Camera. Nel suo racconto hanno trovato posto gli affetti e gli incarichi, le aspirazioni personali e il servizio alle istituzioni. L’accostamento di queste esperienze ha offerto ai cadetti uno sguardo sulla persona che sta dietro una carica pubblica. Per ragazzi all’inizio del proprio percorso, ascoltare una storia così articolata significa poter osservare insieme le diverse dimensioni della vita adulta, senza ridurla alla sola identità professionale o alla successione dei traguardi raggiunti.
Il cammino raccontato è arrivato fino all’impegno attuale alla guida dell’Associazione Futuri Probabili, attiva nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione. Temi sociali e questioni strategiche per il Paese costituiscono oggi un ulteriore terreno del suo lavoro. La ricerca rivolta a questi temi si confronta anche con le conseguenze sociali del cambiamento: interrogarsi sul futuro significa considerare le persone che ne saranno protagoniste e le condizioni in cui vivranno.
Ad accompagnare i cadetti erano presenti sindaci della Sabina e del Molise, venuti a sostenere i giovani che studiano e vivono nei loro territori. La loro partecipazione ha reso visibile il legame tra il percorso della Fondazione e le comunità che lo accolgono. Rivolgendosi agli amministratori, Violante ha manifestata vicinanza alle difficoltà del loro lavoro, soffermandosi in particolare sui piccoli centri.
Il richiamo alla cittadinanza ha dato al confronto un significato civile esplicito. Violante ha esortati tutti a credere fermamente nel Paese e a essere cittadini educati, capaci di educare attraverso il proprio esempio anche chi governa. Un invito che affida a ciascuno una parte della qualità della vita pubblica. Il comportamento personale, il rispetto degli interlocutori e il modo di partecipare alle questioni comuni concorrono a definire ciò che una comunità chiede alle proprie istituzioni. Per i giovani, questo messaggio accompagna la preparazione al lavoro con una domanda sul proprio ruolo nella società; per gli adulti, richiama la responsabilità di rendere credibile con i gesti ciò che si trasmette alle nuove generazioni.
La conclusione ha consegnata ai presenti l’immagine più semplice e umana della giornata. Violante s’è fermato a scambiare parole con i convenuti e li ha salutati uno per uno, dedicando a ciascuno un momento d’attenzione. In quella cortesia, dal tratto quasi d’altri tempi, s’è espressa una statura capace di unire autorevolezza e vicinanza. Il ricordo dell’incontro resta affidato anche a questi gesti: il tempo condiviso e il saluto personale con cui ogni partecipante ha potuto sentirsi parte di una giornata da custodire nel cuore.