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Caro Carburanti: «Sicilia E Sardegna Non Possono Pagare Il Prezzo Dell’Insularità»

Di Carlos A. Sorrentino

«Servono risposte strutturali per le imprese e le famiglie. Dopo il 5 ottobre, cosa accadrà?»

Confederazione Imprese Italia

In Sicilia e Sardegna il caro carburanti pesa su ogni spostamento, sulle consegne, sui servizi e sul lavoro quotidiano delle imprese. Il costo del pieno non si ferma alla stazione di servizio: entra nei bilanci delle attività, si riflette sui prezzi dei beni e riduce il potere d’acquisto delle famiglie.

Francesco Bevacqua

«Per le nostre isole il carburante è una voce essenziale – osserva Francesco Bevacqua, Consigliere Nazionale di Confederazione Imprese Italia con delega per le Isole -. Quando aumenta il costo del trasporto, a risentirne sono l’impresa che deve ricevere merci, l’artigiano che raggiunge un cliente e la famiglia che dipende dall’auto per lavorare o accedere ai servizi. Quest’impatto va valutato tenendo conto delle condizioni dei territori insulari».

C’è un dato della legge di bilancio 2026 che merita di essere ricordato. Dal 1° gennaio l’accisa sul gasolio impiegato come carburante è aumentata di 4,05 centesimi al litro; nello stesso momento, l’accisa sulla benzina è stata ridotta della medesima misura. Si tratta di un riallineamento delle due aliquote, ma i suoi effetti non sono uguali per tutti. Per le attività che utilizzano il diesel, la scelta fiscale s’aggiunge alle altre pressioni sui costi, pur tenendo conto delle agevolazioni previste per specifici impieghi.

Sul prezzo finale pesa una componente fiscale rilevante. La legge di bilancio ha fissata l’accisa ordinaria sul gasolio a 672,90 euro per mille litri, pari a 67,29 centesimi al litro. I successivi interventi temporanei l’hanno rideterminata: 57,29 centesimi al litro dal 18 al 25 settembre e 62,29 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre. A queste somme s’aggiunge l’IVA al 22%, calcolata sul prezzo del carburante comprensivo dell’accisa. Per dare la misura dell’incidenza fiscale, su un costo puramente esemplificativo di 1,70 euro al litro, accisa e IVA ammonterebbero complessivamente a circa 88–93 centesimi al litro durante i due periodi indicati. Il calcolo descrive le imposte comprese nel prezzo alla pompa e non tiene conto di eventuali detrazioni o rimborsi spettanti alle imprese.

«Il Governo non può limitarsi a guardare il saldo complessivo dell’operazione – prosegue Bevacqua -. Deve chiedersi chi sostiene l’aumento del gasolio e quali conseguenze produce lungo la filiera. In Sicilia e Sardegna, dove la distanza e il trasporto incidono già sulla competitività, questa domanda è ancora più urgente. Occorre rendere trasparente il peso della fiscalità sui carburanti e valutare misure mirate per i territori più penalizzati».

Gli interventi temporanei sulle accise possono offrire sollievo, ma non danno alle imprese la certezza necessaria per programmare prezzi, consegne e investimenti. La riduzione attualmente prevista per il gasolio cambia il 26 settembre e termina il 5 ottobre. Che cosa accadrà dopo quella data? Confederazione Imprese Italia chiede una risposta chiara, insieme a misure capaci di considerare l’impatto reale dei carburanti sulle economie insulari.

La questione riguarda prima di tutto Sicilia e Sardegna, ma coinvolge anche Ischia e le isole minori, dove collegamenti e approvvigionamenti rendono ancora più evidente il costo della distanza. Occorre ascoltare chi opera su questi territori e costruire interventi stabili, verificabili nei loro effetti su imprese e famiglie.

«L’insularità è una condizione geografica. Non può diventare uno svantaggio economico permanente – conclude Bevacqua -.