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Abolizione Delle Province?

Di Vittorio Venditti
(Foto), Di Salvatore Di Maria

Tocca Loro La Poltrona Ed Anche Il Più “Sereno” Perde La “Calma”

Ricordi?
Lo scorso maggio mi esposi nei tuoi confronti, mettendo in luce le qualità morali del mio amico Pasquale Abiuso, (dopo quest’articolo non sò se resterà tale),

Pasquale

che in quei giorni era candidato, per l’ennesima volta, alla provincia di Campobasso, come esponente dell’idv, partito che oggi sta raccogliendo le firme proprio per l’abolizione delle province.

Mi sono pentito?

Assunto che resta della propria idea solo chi è imbecille o è morto, e premesso che non ce l’ho con nessuno in particolare, vista la mia naturale avversione per il politico in genere, dopo aver sommariamente registrato lo stato carnascialesco, in auge in questi giorni presso il parlamento ed il governo che dovrebbero occuparsi della nostra italietta, passerò a raccontarti un breve ma significativo episodio, accaduto proprio ieri sera a Gambatesa.

Dicevo, della carnevalata che si sta consumando durante la conversione in legge, della cosiddetta “manovra” che, salvando l’economia italiana, salva anche gl’interessi dei soliti noti:
Politici e politicanti, cui trema il sedere al solo pensiero di perdere quei parcheggi denominati Province.

Il nostro attuale governo, per il quale mi onoro di non aver votato, sta infatti preparando un’apposito disegno di legge, che dovrebbe abolire questi carrozzoni.

Bello sarebbe se fosse vero!

Infatti, anche mia nipote che ha cinque anni, ha già capito che, più che abolire le province, queste cambieranno solo denominazione, così, come navigati imbroglioni nel campo dell’imprenditoria creativa, fanno quando, fatta fallire una società ed incamerati i relativi capitali, ne costituiscono una nuova, del tutto simile alla precedente, ma con la faccia pulita da una nuova denominazione.

E’ questo il caso, per altro già reso esplicitamente chiaro, che riguarda le province che, abolite così come sono, acquisiranno la denominazione di Città Metropolitane.

Ma non dovevano sparire del tutto, con il loro carico di politici parcheggiati in attesa di miglior futuro?

Ma che!
Ad una simile ipotesi non credono neppure i basoli delle strade consolari, lì installati da più di duemila anni, che sanno bene che il proverbio: “Il lupo perde il pelo ma non il vizio”, mai è stato così azzeccato.

Al di là di questa sceneggiata, va rimarcato quanto accaduto ieri sera a Gambatesa, presso il bar Pallons,dove spesso vado a trascorrere qualche momento di relax.

Era ormai l’ora di cena e stavo per andarmene, quando, seduto davanti al locale di cui sopra, trovo il mio amico Pasquale, intento a giocare a carte con altre persone.

Mi permetto d’interromperlo per un momento, per chiedergli quando avrebbero presentato a Gambatesa il banchetto per la raccolta di firme, organizzato dal partito di Antonio Di Pietro, proprio per indire un referendum, utile all’abolizione delle province.

Nel porre la domanda, ho anche insistito sul tema, dicendo a Pasquale che non avrei firmato se il quesito posto avesse ricalcata la pagliacciata proposta in questa manovra dall’attuale maggioranza.

Tutto mi sarei potuto aspettare, tranne ciò che leggerai di seguito.

Pasquale, con la sua consueta buona educazione, dopo aver ascoltato mi ha risposto:
“Salvo imprevisti, sabato prossimo avremo una riunione in merito e ti saprò dare una risposta.
Sia chiaro però, che io, in questo caso, mi trovo in completo disaccordo con il partito in cui milito”.

Visto che mi ritengo sufficientemente ritardato mentale, quindi nella possibilità tutt’altro che remota di non comprendere quanto mi viene detto, chiedo di rimando a Pasquale:
“Come! Tu non sei d’accordo per l’abolizione delle province?”
E lui:
“no, ma ne parleremo poi, in maniera più appropriata”.

Schifato all’inverosimile, senza aggiungere altro e quasi senza salutare, mi allontano per andare a cena, dopo quell’amaro aperitivo.
Nell’andare, parlanmdo con Salvatore commentiamo in sintesi: “E lo abbiamo considerato anche un tipo coerente!”, ed altre frasi che non sto qui a riferirti.

Morale della favola:

Se è machiavellicamente vero che “governare è l’arte di far credere”, perché, per difenderci, noi cittadini non dovremmo applicare il parametro contrario, secondo cui, possiamo far credere a costoro che loro sono li per governare, comportandoci ovviamente di conseguenza, ad esempio mettendo in pratica l’esatto contrario di quello che, con la religione o con leggi in apparenza utili al buon governo, questi “governanti” cercano d’imporci, confidando nella nostra generale ignoranza, o più propriamente nella nostra infinita pazienza, dettata dal voler vivere in maniera tranquilla quel poco tempo che Dio ci ha concesso?

In definitiva:

Visto che, (per dirla con Di Pietro), “le chiacchiere se le porta il vento”, bene fa chi, alla faccia delle leggi e della religione, cerca di trarre il traibile da questa situazione di decadenza.
I tempi sono bruti, ma se li sappiamo gestire, come per la guerra, chi ci dice che non ne possiamo trarre giovamento?

Meditate gente, Meditate!