Di Michele Santulli
Già richiamare alla memoria le gesta e realizzazioni dei figli di questa terra all’epoca dei Romani e nei secoli successivi, la schiera vera e propria di quelle personalità e luminari che hanno rischiarata e ravvivata letteralmente la loro terra e il mondo intero: San Benedetto che mette casa a Subiaco e a Montecassino, lo Stesso che scrisse un libretto ispirato ‘La Regola’ che oggi ancora ammaestra e insegna a chi ha particolari esigenze non solo spirituali e morali e che diffuse in Europa, assieme a circa mille monasteri, molti oggi ancora al loro posto, messaggi rivoluzionari quali il significato del lavoro non più schiavitù, il significato dell’istruzione e dello studio, l’importanza della convivenza secondo certe regole, il senso e il valore del rispetto reciproco e della libertà, cioè la democrazia: già questi sono straordinari e strepitosi non comuni barlumi di civiltà; e agli inizi del secondo millennio, verso gli anni 1000-1300, una fioritura di dotti e maestri che continuarono l’opera di San Benedetto: prima di tutti San Tommaso della famiglia d’Aquino che irradiò insegnamenti alla chiesa e all’umanità, poi i papi della famiglia dei Conti di Segni che si distinsero in gran parte per l’organizzazione della Chiesa, per la lotta spietata allo scetticismo, per le rivalità tra le famiglie potenti e non di meno per la salvaguardia dall’autorità straniera nel paese: e s’inventò l’’eretico’, ‘l’eresia’, ‘l’Inquisizione’ spietata e feroce, il ‘ghetto’ a danno dei poveri ebrei inermi, il ‘cesarepapismo’ cioè le velleità dominatrici della Chiesa sui regnanti europei.
L’apertura netta ai primi sentimenti democratici e alle prime nuovissime possibilità e spiragli esistenziali che non fossero prevaricazione e arroganza del potere e dell’ingiustizia, va ascritta ai monaci benedettini educati ai precetti del Maestro contenuti nella ‘Regola’ e maturati, sperimentati e soprattutto vissuti nella convivenza del cenobio, nel caso specifico benedettino, non nell’eremitaggio: una peculiarità e differenza determinanti perché fu grazie ai figli di San Benedetto che nei secoli successivi s’iniziò per la prima volta a diffondere e a capire il ruolo del lavoro nell’esistenza dell’uomo e quindi non più la secolare servitù: l’importanza e il significato dell’istruzione ed educazione, il valore formativo della convivenza vissuta nel rispetto degli ordinamenti.
Verso la fine del primo millennio un documento notarile in Ciociaria riporta le prime espressioni in lingua volgare qui pronunciate, cioè il latino evolutosi in italiano che più tardi il Boccaccio, il Petrarca e Dante principalmente convertirono nel primo italiano comune.
Anche i grandi papi ciociari del 1100 e del 1200, pur se anche loro inizialmente all’insegna della violenza e del fondamentalismo, aprirono per la prima volta nuovi orizzonti: la difesa della religione, l’apertura a nuovi messaggi esistenziali quali quelli insegnati da San Francesco, da Sant’Antonio, da San Domenico di Guzman, scoperti e promossi e riconosciuti dal papa ciociaro Gregorio IX, la promozione della vita ascetica e cenobitica nei monasteri, quindi della disciplina, della condivisione e del rispetto del superiore e dell’autorità.
Dopo questo periodo, cioè nel 1400, viviamo in Ciociaria un altro momento glorioso. Due giovani monaci benedettini tedeschi fuggitivi dal loro paese a causa di disordini, mossero verso l’Italia: erano portatori di un messaggio nuovo che avevano già deciso dove far conoscere: non s’arrestarono a Milano o a Firenze o a Roma, bensì proseguirono direttamente per un paesino sui Simbruini, Subiaco, dove fecero sosta al Monastero di Santa Scolastica fondato secoli prima da San Benedetto: i Benedettini erano la loro garanzia e inoltre nel monastero non pochi monaci erano tedeschi. Qui trovarono pronta accoglienza alle loro richieste: i due tipografi, questa è la loro professione, erano portatori di una tecnica di stampa rivoluzionaria, sconosciuta per i tempi, cioè la scoperta già all’epoca da parte di Johannes Gutenberg dei caratteri mobili nella stampa, equivalente alla tiratura di più volumi di un testo! I due giovani subito al lavoro e in poche settimane erano pronti e nacquero nel 1464 i primi libri stampati con la miracolosa tecnica dei caratteri mobili e il 29 ottobre 1465 il primo libro stampato in Italia con data e luogo il cosiddetto Lattanzio, tirato in 275 esemplari.
Pochi anni dopo, un maestro stampatore di Bassiano pure in Ciociaria, Aldo Manuzio, a Venezia, dopo aver perfezionata la nuova tecnica e curata l’impaginazione grafica, inventò la punteggiatura, il carattere corsivo e il formato tascabile.
Di conseguenza se civiltà equivale, come equivale, prima di tutto a lingua e cultura, perciò a studio e ricerca, allora è inequivocabile (pur se non sempre gradito a qualcuno) che la civiltà è nata in Ciociaria!
Qui ci possiamo anche arrestare, rinunciando ad illustrare altre glorie universali della terra dei ciociari dopo aver ora fornito allo stesso tempo al comune lettore nonché ai dileggiatori e insultatori qualche prova documentaria che attesta la veritiera e incontestabile grandezza della Ciociaria e dei suoi figli.