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GAMBATESA. Richiedere La CIe: Aspettative E Risultato

Di Vittorio Venditti

Alla Faccia Del PNRR E Della Digitalizzazione!

Senza voler emulare chi sa comunicare di più e meglio, oggi verrà presentato il risultato di un’inchiesta nata praticamente per caso: rinnovando la carta d’identità, per obbligo perché lo vuole l’Europa, dunque prima della scadenza, ma con la ‘trasformazione’ da cartacea in elettronica.

Totò Truffa

Gambatesa, Ventuno Gennaio. – Tra le innumerevoli sollecitazioni che giornalmente partono dal municipio di Campobasso, ne arriva a questa testata unaa memento, riportante la notizia che dal prossimo tre agosto i documenti d’identità in formato cartaceo non avranno più alcun valore a prescindere dalla scadenza, ai sensi e per effetto del regolamento europeo 1157/2019, attuato con la solita calma anche in Italia. Qui non verrà ripetuto quanto leggibile nel collegamento ipertestuale appena proposto, ne che in altri luoghi lontani da questa ‘valle di lacrime’, i Sindaci, pur di ricordare tal incombenza ai cittadini, hanno addirittura organizzati open day a fine settimana, vedi a mo’ d’esempio Fondi. No, la questione non deve venir considerata come la solita sterile polemica, ma l’intenzione è quella di scendere ancora più in basso perché si sa che le strade che portano verso l’inferno sono in discesa, larghe e lastricate di buone, spesso ottime intenzioni che regalano ai contribuenti veri ed inequivocabili servizi migliori, ragion per cui si pagano ‘volentieri’ le tasse. Prima però di raccontare gli esiti sconcertanti derivati dalla conseguente azione ‘riparatoria’ va stigmatizzato il comportamento del ‘muinicipio’ di Gambatesa che ad oggi in tema non ha emesso alcun comunicato ad uso e consumo dei cittadini, superficialità che ha fatta dimenticare ai pivellini persino la voglia innata di farsi ringraziare per aver data un’informazione utile. Avranno agito così per l’evidente spopolamento gambatesano che ha lasciata ritener superflua tal azione? Di corbellerie tra sito ‘muinicipale’ e canale Telegram dedicato ne scrivono tante, una in più che fastidio avrebbe dato?

Poste Italiane

Va aggiunto che seppur a conoscenza della situazione, non avendo ancora ottemperato a quest’anticipo di furto di danaro, l’utente il precedente lunedì diciannove gennaio, approfittando di una situazione contingente da risolvere presso quell’ufficio, ha pensato di servirsi di Poste Italiane (che tante soddisfazioni ha già date), visto che da anni viene sbandierata la collaborazione del carrozzone appena citato, con la pubblica amministrazione,, di seguito, in suo riferimento, sempre in minuscolo per palese e meritato incommensurabile disprezzo,(anche gambatesana), sempre in nome dell’attuazione della digitalizzazione degli uffici della p’ a’ e della conseguente spendita dei proventi derivati da quel diluvio di manna denominato ‘Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza’ per altro proveniente dalla burocrazia europea, ricevendo dal direttore locale di Poste Italiane il rammaricato diniego perché “questo non è comunque un servizio inserito in ‘Polis’ e comunque al momento sarebbe stato davvero prematura una simile attuazione”, discussione che viene qui troncata per umana pietas.

Gambatesa

Tornando a bomba. Gambatesa, ventidue gennaio. – La scusa è buona: rinnovare questa ‘benedetta’ carta d’identità e farla finita anche se sarebbe scaduta il trentuno maggio duemilaventisette. Come fare? Si può approfittare del servizio offerto da Palazzo San Giorgio in mancanza dell’intercessione di San Bartolomeo e del benevolo interessamento della Madonna della Vittoria? Provare non costa nulla, soprattutto se non si dispone dell’autonomia sufficiente a poter andare di persona presso il ‘muinicipio’ di Gambatesa che dista circa ‘cinquanta passi’ da casa di chi sta tediando i suoi quattro lettori. Si potrebbe azzardare l’autonoma sortita per non implicare terzi accompagnatori, ma i danni provocati dallo sporcare le scarpe dovuto ai ‘ricordi’ di cani ed altri animali che più degli umani popolano il borgo da sogno fa desistere e prendere la decisione d’affidarsi all’apposito link che il ministero dell’interno mette a disposizione per la prenotazione della passeggiata che si sarebbe voluta schivare, situazione valida nei grossi centri, superflua, anzi, ridondante a Gambatesa, ragione per la quale cliccando il collegamento ipertestuale appena proposto, tal servizio non viene offerto per il paese che sta ‘sulla collina, disteso come un vecchio addormentato’? Come fa però chi risiede qui, è assente per le più disparate ragioni ed ha bisogno di sapere quando poter venire a risolvere quest’incombenza? Col telefono? Ma allora a che titolo tal forma di presa in giro denominata ‘digitalizzazione degli uffici in nome del PNRR’, visto che in questo modo si può raggiungere l’obiettivo anche nelle grandi città? Va beh, telefono sia. La chiamata è breve e l’appuntamento è preso: o venerdì mattina o il giorno successivo, a discrezione dell’utente. Sì per venerdì perché come si dice da queste parti: la meglio morte è subito.

Gambatesa, ventitré gennaio. – Presso il piano terra della capanna c’è gente, ma tutti sono lì per ben altre incombenze per cui l’utente entra nell’ufficio anagrafe ed inizia la pratica che prevede la consegna della vecchia carta d’identità da distruggere. Fin qui, nulla di trascendentale, tranne la gestione ‘foto’ che viene bypassata perché a tutto c’è un limite. Il tragicomico arriva subito dopo. La prima azione da portare a termine è la lettura delle impronte digitali perché il nuovo documento ne prevede l’apposizione. Prova, riprova e prova ancora: il lettore ‘muinicipale’ non ne vuole sapere di leggere le impronte dell’utente e così si trova la scappatoia per non far bloccare la pratica. Va detto che i casi di mancata lettura delle impronte digitali pare non siano pochi, ma il problema si può superare senza inserirle ed a nulla è valso il dire che l’utente giornalmente utilizza tal sistema di riconoscimento sui propri dispositivi personali più e più volte. La burocrazia però è imperante ed ora bisognerebbe capire quant’è costato al PNRR ed a chi ci campa, quel catorcio di lettore di impronte che acquistato infinitamente più piccolo in Rete a dieci euro, a casa dell’utente funziona egregiamente senza perdere un colpo.

Espletata questa prima carnevalata, si passa alla comunicazione di numero di telefono ed e-mail dell’utente “per eventuali comunicazioni”, cosa immediatamente smentita dai fatti che vedono la consegna cartacea della prima parte di PIN e PUK da associare alla nuova CIE. Ma come: si parla di carta d’identità elettronica, digitale etc., mediante la comunicazione dei codici in formato cartaceo che prima di quest’ulteriore presa per i fondelli, viola il diritto di privacy dell’utente che se ad esempio non vedente, per forza di cose dovrà farsi leggere quei caratteri, constatato che i dispositivi di scansione non sempre li rilevino in maniera esatta? Qual è il problema: anche la seconda parte delle sequenze di numeri ‘da conservare scrupolosamente in un luogo sicuro’ arriva su foglio di carta, quando verrà consegnata la nuova tessera! Quindi, a che pro lamentarsi? Mandare le quattro cifrature tramite due e-mail distinte e separate e da altrettante due caselle diverse? No, sarebbe stata applicata in toto la digitalizzazione, si otterrebbe un notevole risparmio di carta ed inchiostri per le stampanti e soprattutto sarebbe stata preservata la privacy e consentita la lettura dei dati all’utente in autonomia. La Legge italiana non prevede che tutto venga risolto seriamente, perciò è giusto e soprattutto sacrosanto far in modo che ogni operazione per il disbrigo di tali pratiche ‘digitalizzate’ avvenga nella maniera più scorretta e sbagliata! Ma poi: di che dolersi se l’andazzo è il medesimo praticato circa quindici mesi or sono presso l’ASReM che poi si lamenta se la nequizia viene denunciata, magari da chi è giornalista?

ASReM

Non c’è due senza tre e per questo arriva il clou, quando si devono versare gli emolumenti per tal ‘servizio’, somma che a Gambatesa ammonta a ventidue euro e venti centesimi per ogni CIE rilasciata come descritto. L’utente, credendo ancora di trovarsi in un ufficio appena convertito alle moderne tecniche di digitalizzazione, estrae il tesserino bancomat per poter assolvere al proprio dovere di rapinato e viene bloccato immediatamente da chi opera allo sportello. No, si deve pagare in contanti. Ma come, al ‘muinicipio’ di Gambatesa, dopo aver constatato che non è possibile pagare elettronicamente IMU e TARI, neppure per chiudere questa pratica esiste un POS? “Il pos c’è – è la risposta sibillina -, ma in questo caso non è utilizzabile per successive difficoltà di rendicontazione”. Forse dopo aver preso il danaro, secondo il metodo propugnato dal PNRR, quelli non sono in grado di dividerlo tra la parte restante a loro e quanto va agli altri enti complici dell’estorsione della quale si sta rendicontando?

Però Ciò Non Vale Per Il Pagamento Delle Bollette Delle Lampade Votive: Parola D’Utente.

“E Io Pago! … E Io Pago!”

Alla Faccia Del PNRR E Della Digitalizzazione!