Di Vittorio Venditti
Basta Saper Aspettare
“Quest’anno vendemmia con quindici giorni d’anticipo!”, “L’uva sarà di buona qualità, ma di scarsa quantità!”, informazioni che hanno permesso di sfregarsi le mani a coloro che il vino lo producono con tutt’altro che l’uva, in ottemperanza ai dettami di chi dall’Europa pretende d’affermare che “il vino fa male”, forse perché prodotto in Italia meglio che altrove. Come lo scorso anno, l’argomento è diametralmente opposto in termini di gioiosità e frutto per la notizia, rispetto a tre anni a dietro, bella cosa per chi beve vino fatto esclusivamente giustappunto con l’uva.
già dai mesi estivi e nonostante la siccità imperante anche a Gambatesa, i grappoli nelle vigne di chi produce vino in piccole quantità personali, ma che proviene dal frutto del quale spesso si spaccia solo il nome, erano rigogliosi e belli solo da vedere perché acerbi e comunque da non toccare, evitando così di commettere un vero e proprio sacrilegio.
Su queste pagine se ne è trattato una cinquantina di volte e più, ad esempio nel duemiladiciannove in chiave politica e poi praticamente con il medesimo scritto nel duemilaventi, nel duemilaventuno e nel duemilaventidue, atteso che all’atto pratico il raccolto non fosse variato di resa.
Anche quest’anno il Padre eterno ha deciso di premiare il lavoro dei vignaioli, sperando che non sia il canto del cigno prima della guerra che pare sia imminente.
L’uva, di qualità, è abbondante e fruttuosa, tanto che in molti hanno deciso di vinificare per uso personale senza comprare altro frutto da contadini vicini o comunque di fiducia perché se Dio vuole la scorta di vino vero dovrebbe esser sufficiente a tirare avanti per l’intero anno.
Se Non Sarà Così, Almeno Si Morirà Sazi! Tié!